Materiali
ibridi organico-inorganici ottenuti con la tecnica sol-gel
Dott.ssa Giovanna
Brusatin, Dott.ssa
Gioia Della Giustina, Prof.
Massimo Guglielmi, Prof.
Plinio Innocenzi (Università di Sassari)
I
materiali ibridi organico-inorganici possono essere considerati
una nuova classe di materiali con proprietà intermedie
tra quelle dei polimeri organici e degli ossidi vetrosi. Essi
hanno cominciato ad essere studiati agli inizi degli anni
ottanta, ma solo negli anni più recenti sono apparse
in letteratura e in alcuni casi sul mercato le prime applicazioni
quali: rivestimenti protettivi su materiali plastici, rivestimenti
antiappannamento, barriere alla diffusione di gas, materiali
per lenti a contatto, ecc.; è soprattutto nel campo
dei dispositivi fotonici come guida d'onda che si è
osservato un enorme sviluppo di studi che hanno confermato
le potenzialità di questo materiale per le applicazioni
fotoniche ed il suo possibile utilizzo in sistemi otticamente
attivi con proprietà ottiche non-lineari.
I materiali ibridi organico-inorganici vengono preparati tramite
una particolare sintesi chimica svolta bassa temperatura (non
oltre 80 °C) detta processo sol-gel. I composti chimici
precursori utilizzati sono gli alcossidi (metalli o metalli
di transizione legati ad un gruppo alchilico attraverso un
atomo di ossigeno, es. Si(OC2H5)4) che nel caso specifico
contengono una modificazione organica (es. PhSi(OC2H5)3, Ph=fenile).
Gli alcossidi metallici sono soggetti a reazioni di idrolisi
e condensazione in condizioni basiche o acide al termine delle
quali si ottioene un dispersione colloidale di aggregati polimerici
di dimensioni inferiori al micron che può essere utilizzata
per deporre rivestimenti su vari substrati (spessori da 0.01-100
mm) o pezzi massivi di dimensioni comunque contenute (dell'ordine
di alcuni cm3). La combinazione di differenti alcossidi permette
di ottenere diverse formulazioni del materiale finale le cui
proprietà possono essere controllate, entro ampi limiti,
in funzione dell'applicazione e delle proprietà richieste.
Tra le differenti tipologie di materiali ibridi, un importante
sottogruppo è rappresentato da quei materiali che sono
caratterizzati da un reticolo inorganico direttamente interconnesso
con un reticolo polimerico organico.
La particolare procedura di sintesi che consente di ottenere
un materiale denso a basse temperature, consente ad es. di
rivestire substrati plastici o di "drogare" la matrice
ibrida con molecole organiche funzionali aventi proprietà
specifiche senza che esse si degradino termicamente (fig.
1); i materiali ibridi sono quindi materiali che possono essere
impiegati in alternativa a matrici polimeriche rispetto alle
quali possiedono spesso caratteristiche migliorate, quali
elevata resistenze al graffio, migliore resistenza agli attacchi
in ambienti corrosivi, più ampia versatilità
di sintesi chimica, minore permeabilità ai gas, ecc.

Figura
1: Schema della microstruttura di un materiale ibrido organico-inorganico
drogato con una molecola organica funzionale
Nel
Laboratorio Materiali Ceramici e Vetri sono stati finora studiate
e ottimizzate varie applicazioni tra cui le seguenti:
1)
Materiali ibridi contenenti fullereni per applicazioni come
limitatori ottici
In questo caso si sfruttano le proprietà ottiche non
lineari del fullerene (fig. 2a) inglobato nel materiale ibrido
con dispersione a livello molecolare, per costruire dispositivi
di limitazione ottica aventi elevata soglia di danneggiamento
laser. Il materiale risulta possedere un assorbimento paragonabile
a quello di un occhiale da sole. Allo stesso tempo in caso
di irraggiamento laser esso consente di proteggere dispositivi
ottici o l'occhio stesso dal danneggiamento provocato da fasci
laser di elevata densità di potenza, grazie all'aumento
della capacità di assorbire determinata proprio dall'irraggiamento
laser di elevata potenza.

Figura
2: molecola di fullerene (a), esempio di ciò che si
osserva attraverso uno strato di materiale ibrido dello spessore
di 1mm non drogato (b) o contenente il fullerene (c)
2)
Materiali ibridi contenenti cromofori organici per materiali
aventi proprietà ottiche non lineari del secondo ordine
(in collaborazione con Università di Milano-Bicocca
e Università di Roma Tor Vergata)
In
questo caso il materiale ibrido è drogato con molecole
organiche aventi proprietà ottiche non lineari (fig.
3a) che, dopo l'ottenimento di una matrice solida in cui esse
sono inglobate, vengono sottoposte ad un processo di polarizzazione
che ne determina l'orientazione e l'allineamento tra loro.
Ciò consente di trasferire al materiale drogato proprietà
non lineari macroscopiche tipiche della singola molecola,
come ad es. la capacità di generare luce laser di frequenza
doppia rispetto a quella con cui viene irradiato (fig. 3c).

Figura
3: cromoforo non lineare (a), matrice ibrida in cui è
stato inglobato (b); schema del fenomeno della generazione
della seconda armonica (c)
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