| Materiali
compositi a matrice vetrosa e vetroceramica
Ing.
Enrico Bernardo, Prof.
Giovanni Scarinci
Un
materiale composito è il risultato dell'unione di due
(o più) materiali aventi proprietà diverse ma,
in buona parte, complementari. Si realizza così un'azione
combinata (sinergismo) dei materiali costituenti,
secondo cui ognuno contribuisce alle proprietà finali
del composito, spesso di assoluto rilievo e, soprattutto,
non per altra via raggiungibili. Il costituente principale
è denominato matrice, mentre i costituenti in esso
immersi, sotto forma di fibre, whiskers o particelle, sono
noti come rinforzo. I compositi più diffusi sono indubbiamente
quelli con matrici polimeriche (poliestere, viniliche, epossidiche,
fenoliche), in cui il rinforzo, per lo più fibroso
(fibre di vetro, carbonio, boro, kevlar) agisce nell'aumentare
il carico di rottura e il modulo elastico, entrambi bassi
nel materiale di base. Il risultato è un materiale
dalle prestazioni meccaniche eccellenti (non a caso impiegato
in costruzioni aeronautiche e aerospaziali, o nello sport
di alto livello), che tuttavia mantiene un basso peso specifico
e una buona stabilità chimica, tipiche dei polimeri.
Sussistono, in secondo ordine, compositi a matrice metallica
e anche a matrice ceramica (e vetrosa). Nei primi il rinforzo,
fibroso o particellare, consente un certo aumento delle prestazioni
meccaniche, già buone nei metalli, insieme però
ad un sensibile incremento della resistenza all'usura, alla
fatica e al creep. Nei secondi il rinforzo risulta particolarmente
interessante non tanto per aumentare la resistenza o il modulo
elastico del materiale di base, quanto per alterarne il comportamento
a frattura, conseguendo una significativa diminuzione della
fragilità.
Nel
Laboratorio Materiali Vetrosi e Ceramici vengono attualmente
sviluppati materiali compositi a matrice vetrosa (in collaborazione
con istituzioni di ricerca italiane e straniere) con l'obiettivo
di realizzare nuovi materiali a base vetrosa, dotati di una
migliorata tenacità a frattura (il più importante
limite alle applicazioni strutturali dei comuni prodotti vetrosi),
basati sulla disponibilità di grandi quantità
di vetri ottenibili come residui industriali, o come risultato
del trattamento di questi, e di sistemi di rinforzo economici.
Tale impostazione impone l'abbandono delle costose tecnologie
comunemente impiegate nei compositi a matrice vetrosa già
industrialmente sviluppati e commercialmente disponibili.
I compositi realizzati, a rinforzo particellare o fibroso,
sono stati sempre ottenuti attraverso un economico processo
di pressatura a freddo di varie miscele matrice-rinforzo,
seguita da un trattamento termico di sinterizzazione per flusso
viscoso. Un appropriato accoppiamento tra matrice e rinforzo
è senza dubbio il fattore più critico, giacché
sono da evitare sia interazioni chimiche tra i costituenti
sia fenomeni degradativi che compromettano l'incremento, dovuto
al rinforzo, delle caratteristiche di resistenza e tenacità
a frattura dei vetri di base.
La ricerca ha investito principalmente due settori, ovvero
i materiali compositi a matrice vetrosa e rinforzo particellare
metallico, duttile (in particolare materiali compositi a matrice
piombo-silicatica, rinforzati con particelle di alluminio)
e i materiali compositi a matrice vetrosa e rinforzo costituito
da ossidi (in particolare innovativi rinforzi di fibra di
vetro e di monocristalli di allumina di dimensioni microniche).
Compositi
a matrice vetrosa rinforzati con particelle di alluminio
La matrice vetrosa deriva dal riciclo di tubi catodici per
schermi televisivi e di PC. Sono state introdotte particelle
di alluminio di dimensioni inferiori a 75 micron, per una
frazione volumetrica del 20%. I compositi manifestano un buon
carico di rottura, superiori a 70 MPa, e soprattutto una ridotta
dispersione dei dati di resistenza (deviazione std. sotto
il 7%), confrontati con il vetro di base. Il risultato senza
dubbio più significativo riguarda la tenacità
a frattura di questi materiali: i valori ottenuti superano
1,2 MPa m0,5, con un incremento del 100% rispetto alla matrice
non rinforzata; è stata effettivamente riscontrata
la dispersione di energia di frattura nella deformazione plastica
delle particelle di alluminio (vedi fig.2).
Tali valori approssimano notevolmente quelli riportati per
i compositi a matrice vetrosa e rinforzo metallico realizzati
a partire da più costosi trattamenti di pressatura
a caldo delle miscele matrice-rinforzo.
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Immagini
al microscopio elettronico a scansione di superfici
di frattura di compositi a matrice vetrosa piombo-silicatica
rinforzati con particelle di Al
fig.1: corrugamenti della superficie di frattura derivanti
dalla formazione di cricche secondarie in prossimità
del rinforzo;
fig.2: particella di alluminio sezionata dopo deformazione
plastica; evidenti cricche secondarie nell'intorno. |
Materiali compositi a matrice
vetrosa e rinforzo fibroso
I
materiali compositi rinforzati con fibre manifestano proprietà
eccezionali: all'alta rigidità e all'alta resistenza
meccanica apportate dal rinforzo fibroso, si aggiunge un'enorme
incremento della tenacità a frattura (che può
arrivare a ben 30 MPa m0,5!), dovuto alla dispersione di energia
di frattura nello scollamento (debonding) ed estrazione
di segmenti di fibra (pull-out) dalla
matrice vetrosa. I migliori risultati si hanno per rinforzi
di fibra di C o SiC, capaci di un legame non particolarmente
intenso con la matrice vetrosa; viceversa, fibre di ossidi
apportano lievi incrementi della tenacità a frattura,
a causa di un intenso legame con il vetro (che favorisce la
propagazione "diretta" della frattura dalla matrice
alle fibre). Le fibre di ossidi, tuttavia, mantengono un certo
interesse, dovuto alla drasticamente migliore resistenza all'ossidazione;
è comune pertanto l'adozione di "agenti interfacciali",
a base di C o SnO2, per lo più ottenuti per CVD (deposizione
chimica da fase vapore), al fine di favorire lo scollamento
interfacciale e determinare compositi con migliorata tenacità
a frattura. La ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria
Meccanica, settore Materiali, è rivolta essenzialmente
ad una innovazione del processo produttivo di materiali compositi
a matrice vetrosa fibro-rinforzati, nonché alla valutazione
di nuovi rivestimenti interfacciali, secondo le linee sotto
illustrate:
Materiali compositi innovativi
a matrice e rinforzo vetrosi, ottenuti per pressatura a freddo
e sinterizzazione
I compositi vetro-vetro rappresentano i materiali più
innovativi (e meno esplorati) nel campo dei materiali compositi
a matrice vetrosa. L'interfaccia tra matrice e rinforzo deve
essere ingegnerizzata in modo da evitare un legame fibra-matrice
troppo forte, dovuto all'avvenimento di reazioni chimiche
durante la fabbricazione del composito. Sono state riproposte
matrici piombo-silicatiche, rinforzate da fibre di vetro ad
alta temperatura di transizione vetrosa. Le fibre di vetro
sono state preparate, in collaborazione con la Stazione Sperimentale
del Vetro, da vetro derivante dal trattamento di inertizzazione
dei fanghi della Laguna Veneta. Al fine di proteggere le fibre
da interazioni interfacciali sono stati sviluppati appretti
innovati, preparati con la tecnica sol-gel.
I compositi vetro-vetro realizzati manifestano cedimento a
carichi di rottura prossimi a quello della matrice rinforzata,
senza però la rottura completa e catastrofica dei campioni.
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Immagini
al microscopio elettronico a scansione di compositi
a matrice vetrosa piombo-silicatica rinforzata con fibre
di vetro di laguna
fig.3: scorrimenti tra fibre di vetro di rinforzo disposte
manualmente "a mazzetti" nella matrice vetrosa;
fig.4: pull-out di fibre di vetro e deviazione della
frattura nella matrice. |
Materiali
compositi a matrice vetrosa rinforzati con tessuti di fibra
di basalto
Sono stati valutati compositi a matrice vetrosa rinforzati
con tessuti di fibre basaltiche, ottenuti per pressatura a
caldo (in collaborazione con il Department of Materials dell’Imperial
College of Science, Technology and Medicine di Londra); sebbene
tale operazione sia particolarmente costosa, l’utilizzo
di tessuti di fibra al posto della sovrapposizione di lamine
unidirezionali (come nei comuni compositi a matrice vetrosa
rinforzati con fibre) può comportare una notevole semplificazione
produttiva. Come per i precedenti compositi fibro-rinforzati,
l'interfaccia matrice-fibra è stata modificata per
rivestimento dei tessuti di fibra con un film (realizzato
mediante la tecnica sol-gel) di TiO2, in modo da evitare un
legame fibra-matrice troppo forte. La resistenza a flessione
è di poco superiore a quella della matrice non rinforzata,
tuttavia è significativa, considerando che l’utilizzo
di tessuti comporta la determinazione di pori (all’intreccio
tra fibre) e la presenza di fibre orientate sfavorevolmente
rispetto alla direzione di carico. Un perfezionamento del
film ceramico interfacciale si impone, dato che il controllo
della propagazione della frattura è limitato da punti
di forte adesione matrice-fibra.
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Immagini
al microscopio elettronico a scansione di compositi
a matrice vetrosa rinforzati con tessuti di fibra di
basalto
fig.5: rivestimento sol-gel di TiO2 sulle fibre di basalto
(segnalato dalla freccia);
fig.6: tipica superficie di frattura (evidenti microscorrimenti
tra fibra e matrice e microcriccature della matrice). |
Materiali
compositi a matrice vetrosa e rinforzo con particelle di Al2O3
E’ stata valutata la produzione, attraverso trattamenti
semplici ed economici di pressatura a freddo e sinterizzazione
per flusso viscoso, di materiali compositi a matrice vetrosa
rinforzati con monocristalli micrometrici appiattiti (platelets)
di Al2O3. Il contributo tenacizzante dei platelets è
dovuto ad un effetto di crack deflection (deviazione
della cricca), allorché questi sono immersi in una
matrice vetrosa con un coefficiente di espansione termica
inferiore o superiore. La propagazione della frattura all’interno
della matrice risente delle tensioni residue determinate,
al raffreddamento dalle temperature di sinterizzazione, dalla
diversità del coefficiente di espansione termica, così
che il percorso del fronte di frattura non risulta più
piano, come nel vetro non rinforzato, ma molto tortuoso, con
un superiore assorbimento energetico. Vetri borosilicati (coefficiente
di dilatazione inferiore a quello dell'Al2O3) sono sottoposti,
in prossimità del rinforzo, a tensioni di compressione
che allontanano le cricche verso zone non rinforzate; al contrario,
i vetri dal riciclo di tubi catodici (coefficiente di dilatazione
superiore a quello dell'Al2O3) sono sottoposti a tensioni
di trazione che richiamano le cricche verso il rinforzo, oltre
il quale proseguono per rottura dell’interfaccia vetro/allumina.
Entrambe le fenomenologie, effettivamente riscontrate, sono
legate allo stabilirsi di un intenso legame interfacciale.
Il miglioramento della tenacità a frattura, grazie
alla morfologia appiattita dei platelets, la quale massimizza
la superficie interfacciale, è risultato notevole per
entrambe le configurazioni, superando 1.35 MPa m0.5 (per una
frazione volumetrica di Al2O3 del 15%). In parallelo, è
stato rilevato un notevole aumento della microdurezza e soprattutto
della resistenza a flessione (>105 MPa). Il rinforzo è
risultato particolarmente efficace anche per basse concentrazioni
di rinforzo (5% vol.). La combinazione di proprietà
meccaniche ritrovata per i materiali sviluppati è compatibile
con quella offerta da materiali vetroceramici o da importanti
materiali ceramici tradizionali (come il gres porcellanato),
particolarmente in relazione ad applicazioni nel campo dell’industria
edilizia (rivestimenti e pavimentazioni), con l'indubbio vantaggio
di temperature operative notevolmente più basse (la
sinterizzazione viene condotta tra i 650-750°C).
Materiali
compositi innovativi a matrice vetroceramica sinterizzata
rinforzati con particelle di Al2O3
In collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali
e dell'Ambiente dell'Università di Modena e Reggio
Emilia sono state preparati innovativi materiali vetoceramici
ottenuti per sinterizzazione. Materiale derivante dalla fusione
di una miscela vetrogena costituita da vetro al bario-stronzio
proveniente da schermi di tubi catodici, allumina e dolomite,
è stato finemente macinato, fino ad una granulometria
di circa 40 micron; dopo un trattamento di 3h a 930°C,
sono state ottenute vetroceramiche sinterizzate, a base di
nefelina, caratterizzate da notevoli proprietà meccaniche
(resistenza a flessione di 120 MPa, tenacità a frattura
di 1,5 MPa m0,5). Miscelando le polveri di vetro con platelets
di Al2O3 e applicando il suddetto trattamento termico, sono
stati ottenuti innovativi materiali compositi a matrice vetroceramica,
con eccellenti proprietà meccaniche (resistenza a flessione
di 160 MPa, tenacità a frattura di 1,9 MPa m0,5, per
una frazione volumetrica di rinforzo del 15%). Date le caratteristiche
ottenute e il particolare processo produttivo (assai più
semplice ed economico rispetto al comune processo produttivo
per materiali vetroceramici), i materiali vetroceramici sinterizzati,
rinforzati e non, rappresentano una delle tematiche di ricerca
più promettenti nel campo della realizzazione di nuovi
materiali per applicazioni ingegneristiche da vetri ottenuti
da rifiuti industriali (quali i vetri da tubi catodici).
Collaborazioni:
Dott. Sandro Hreglich: Stazione Sperimentale
del Vetro di Murano, Venezia
Dott. Aldo R. Boccaccini: Department of Materials,
Imperial College of Science, Technology and Medicine di Londra
(Gran Bretagna)
Dott.ssa Isabella Lancellotti, Dott.ssa
Luisa Barbieri, Dott.ssa Fernanda Andreola:
Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell'Ambiente,
Università di Modena e Reggio Emilia
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