Vetri
cellulari
Prof.
Giovanni Scarinci, Dott.ssa
Giovanna Brusatin, Prof.
Paolo Colombo, Ing.
Enrico Bernardo
Le
vetroschiume o vetri cellulari sono materiali porosi costituiti
da vuoti di dimensioni assai variabili (da 10 micron a 5 mm).
Le celle possono essere completamente isolate l'una dall'altra
da pareti vetrose (schiume a celle chiuse) o prevalentemente
aperte, con la parte solida limitata ad elementi di sostegno,
chiamati struts; se le pareti di cella hanno delle porosità,
queste portano alla formazione di una struttura porosa interconnessa
(schiume a celle aperte in cui le celle sono comunicanti tra
loro). Le schiume possono quindi essere divise in due categorie,
a seconda che le celle siano di tipo aperto o chiuso.
Tali materiali possiedono come caratteristica principale una
bassa densità (0.1-0.9 g·cm-3) oltre a una resistenza
meccanica abbastanza elevata; essi infatti riproducono materiali
porosi esistenti in natura (sughero, spugna, osso, corallo)
che possiedono delle caratteristiche di resistenza particolari,
in quanto rappresentano il risultato di un procedimento evolutivo
atto a minimizzare il peso strutturale, massimizzando, per
una certa densità, la resistenza meccanica e possono
quindi adempiere anche a funzioni strutturali. Tuttavia i
vetri cellulari possiedono altre importanti caratteristiche
quali una elevata area superficiale, una bassa conduttività
termica, una bassa costante dielettrica, stabilità
termica e chimica, permeabilità o impermeabilità
a seconda che la porosità sia aperta o chiusa, un'ottima
resistenza alla corrosione chimica, che li rendono adatti
a diversi impieghi sia per applicazioni strutturali che per
applicazioni funzionali in svariati settori, compreso quello
aerospaziale, automobilistico, edilizio, e per industrie che
impiegano processi che richiedono elevate temperature (l'isolamento
termico e le barriere termiche, gli scambiatori di calore,
i componenti per l'assorbimento di impatti, le strutture leggere,
l'isolamento acustico ad elevate temperature, i supporti per
catalizzatori, ecc…).
I fattori che influenzano le potenziali applicazioni di questi
materiali sono principalmente: la densità, la dimensione
delle celle e la loro morfologia, il grado di interconnessione
e le caratteristiche microstrutturali degli struts.
I processi di fabbricazione possono essere adattati per controllare
e variare tutte queste caratteristiche e in questi ultimi
anni si è sviluppato un grande interesse nella produzione
e nell'impiego di vetri cellulari.
L'elevata porosità del materiale si ottiene per mezzo
di un agente schiumogeno che, bruciando o decomponendosi,
libera una sostanza gassosa quando il vetro si trova in uno
stato rammolito con una viscosità di circa 10+7-10+8
poise.
Nel Laboratorio Materiali Ceramici e Vetri sono stati finora
studiati e ottimizzati vetri cellulari ottenuti a partire
da vetro riciclato e diversi tipi di agenti schiumanti o da
altri rifiuti industriali; l'utilizzo di vetro da riciclo
o altro tipo di rifiuti consente di produrre un materiale
con costi contenuti rispetto ai materiali attualmente in commercio,
che, specialmente per applicazioni nell'industria edile, attualmente
non sono largamente diffusi a causa dell'elevato costo di
lavorazione delle materie prime.
Queste vetroschiume, specialmente nel caso in cui anche l'agente
schiumante derivi da un materiale di scarto, possono infatti
sostituire altri materiali attualmente utilizzati come isolanti
termici ed acustici quali fibre di vetro, polistirene e poliuretani,
che tuttavia mancano di resistenza strutturale e, se infiammati
rilasciano fumi tossici. Materiali isolanti vetrocellulari,
con una bassa conducibilità termica e con un'elevata
resistenza meccanica (ad esempio carico di rottura a compressione
6MPa, densità 0.4 g/cm3, conducibilità termica
0.135 W/mK), alle quali vanno unite resistenza al fuoco, alla
decomposizione alle alte temperature e resistenza agli agenti
chimici, potrebbero quindi trovare buone applicazioni in edilizia.

Figura1: Esempi di schiume di vetro prodotte presso il Dipartimento
di Ingegneria Meccanica, settore Materiali
Vetroschiume
ottenute utilizzando carburo di silicio (SiC) come agente
schiumante
La microstruttura di queste vetroschiume risulta particolarmente
controllabile e la distribuzione delle celle regolare (fig.
2a e 2b, densità 0.5-0.65 g/cm3); lo svantaggio è
l'elevato costo del SiC. E' in corso di studio l'ottenimento
di vetroschiume a partire da miscele in cui il SiC è
già presente all'interno di un rifiuto industriale
che verrebbe così riutilizzato interamente e senza
l'aggiunta di SiC commerciale (fig. 2c, densità 0.2-0.9
g/cm3).

Figura 2: Esempio di morfologia di vetroschiume ottenute
utilizzando SiC come agente schiumante aggiunto al vetro riciclato
(a, b) o già presente nella miscela (c).
Vetroschiume
ottenute utilizzando polimetilmetacrilato (PMMA) come agente
schiumante
La microstruttura di queste vetroschiume risulta controllata
e omogenea e la distribuzione della dimensione delle celle
particolarmente fine e regolare (dimensione inferiore delle
celle fino a 100 mm, densità 0.28-0.5 g/cm3, resistenza
a compressione fino a 11 MPa, porosità aperta variabile
fino al 97%, fig. 3a e 3b). E' in corso di studio l'utilizzo
di tali materiali come supporto poroso per agenti depuranti
(fig. 3c) e l'ottenimento di vetroschiume rinforzate (resistenza
a compressione di 17 MPa, densità 0.48 g/cm3).

Figura 3: Esempio di morfologia di vetroschiume ottenute utilizzando
PMMA come agente schiumante.
Vetroschiume
da vetri provenienti dalla dismissione di tubi catodici, schiumati
utilizzando CaCO3
I tubi catodici degli schermi di TV e personal computer derivano
dalla giunzione di ben tre vetri ad alto contenuto in ossidi
di metalli pesanti, utilizzati al fine di assorbire le radiazioni
ad alta frequenza emesse dall'interno. La parte frontale,
costuituente lo schermo, consiste di un vetro al bario-stronzio,
molto omogeneo e spesso. La parte conica posteriore è
invece costituita da un vetro a moderato contenuto di ossido
di piombo (20% in peso). Infine, la parte che racchiude il
cannone elettronico è costituita da vetro ad alto contenuto
di PbO (oltre il 30%). L'impiego di metalli pesanti e stretti
standard qualitativi impediscono un significativo riciclo
di tali vetri nella produzione di altri tubi catodici. L'ottenimento
di vetroschiume, da varie miscele di vetri da tubi catodici,
rappresenta un'opportunità molto interessante. In questo
caso, tuttavia, la presenza di ossidi di metalli pesanti induce
a non impiegare agenti schiumanti operanti per ossidazione
(carbonio e SiC, come nei casi precedenti), in quanto comporterebbero
rischi di riduzione degli ossidi stessi. E' stato così
realizzato lo schiumaggio, ovvero lo sviluppo di gas espandente
(anidride carbonica) in una massa di vetro rammollito, per
decomposizione di un minerale, specificamente CaCO3. La temperature
di rammollimento dei vetri impiegati ben si accoppiano con
la temperatura di decomposizione del carbonato a ossido di
calcio e anidride carbonica (attorno ai 700°C). Le schiume
ottenute sono generalmente caratterizzate da una bassa densità,
anche inferiore a 0,2 g/cm3, e da buone proprietà meccaniche
(ad esempio, sono state prodotte schiume con una resistenza
a compressione di 4MPa a fronte di una densità di circa
0,23 g/cm3). Severi test chimici hanno dimostrato che il rilascio
di metalli pesanti dalle schiume ottenute è assolutamente
non rilevabile. Infine, prove termiche specifiche hanno rivelato
una conducibilità termica particolarmente bassa, di
0,060-0,070 W/mK, molto vicina ai dati disponibili per schiume
commerciali.

Figura 4: Microstruttura di una vetroschiuma ottenuta da vetri
dalla dismissione di tubi catodici.
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